L’OMBRELLO
La casa si trovava “d’urià in suâ€, fino quasi alla cima del paese, ed era piccola ma ben tenuta. Rispecchiava l’indole dei suoi abitanti, la Marien ed il Censino, due giovani sposi che avevano riposto nella famiglia l’ambizione più alta. Desideravano avere tanti figli, tanti bambini da popolare la piccola casa, da veder correre per le strade di pietra del paese, e richiamare la sera per la cena di polenta e formaggio intorno al tavolo.
Ma i loro sogno era stato spezzato già tante volte: dopo gravidanze serene e parti dolorosi ma tranquilli, accadeva che il bambino si ammalasse, peggiorasse sempre di più e inevitabilmente fosse accompagnato a riposare accanto ad altre piccole tombe nel cimitero vicino alla chiesa di Bruggi.
Solo la volontà di perseguire nella loro voglia di famiglia faceva sopportare alla Marien il dolore del momento, che stratificava sempre di più sopra altri dolori, tutti uguali, di neonati non diventati bambini.
La donna cominciava dopo pochi mesi una nuova illusione di maternità , contrassegnata da un lato da una grande felicità e dalla speranza che questa fosse stata finalmente diversa, da un altro dal timore di paragonarla alle altre già vissute.
Apprensione e desiderio si alternavano sempre più forti nella donna e nel suo compagno man mano che i parti crescevano, e i bambini non diventavano grandi.
Adesso che era nato il Pidrin, però, la Marien aveva deciso, dopo essersi consultata con più di un parente ed un’amica, che doveva esserci sotto qualcosa. Non era possibile che il buon Dio si accanisse così su loro due. In fondo, lavoravano duro, andavano sempre in chiesa, pregavano insieme la sera chiedendo il bene per sé e per gli altri e ringraziando per ciò che possedevano, e non c’era nessuno, in paese, che potesse dire di aver mai avuto la porta chiusa in faccia da loro.
No, qualcuno o qualcosa si opponeva al loro desiderio più grande, e occorreva risolvere drasticamente il problema, magari anche ricorrendo a certe pratiche che forse andavano un po’ contro il proprio credo.
Dopo aver lungamente pensato, la Marien si recò un giorno da quella che chiamavano “la magaâ€, una donna che tutti salutavano con rispetto, perché più di una volta i suoi consigli avevano fatto sì che un raccolto fosse più abbondante, certi dissapori familiari risolti o malattie di cui si faticava a trovare la diagnosi guarite.
Le espose i fatti con tutta l’ansia accumulata dal tempo e dalla sofferenza, comunicandole non solo con le parole che riponeva in lei l’ultima speranza.
“D’ora in poi, e per una settimana, non dovrai più prestare nulla a nessuno, anche se le circostanze ti tenteranno, e molto, a farlo. Solo così il tuo “ninenâ€potrà guarire, e tu ed il Censino vederlo finalmente crescere. Mi raccomando, però, non prestare niente a nessuno! E’ questa la soluzione giusta al malocchio che ti hanno fatto!â€
La Marien corse a casa, rassicurata dalle parole della maga, decisa a mantenere fede alle sue indicazioni, sicura che sarebbe riuscita ad obbedire ad una prescrizione così facile da obbedire.
Pidrin dormiva nella sua culla, un po’ arrossato, il visino smunto dalla malattia, ma presto, pensò, sarebbe tornato ad essere un piccolo normale, allegro… e vivo.
Una settimana fa presto a passare, e non ci si può, si disse, dimenticare in un tempo così breve di un accordo tanto importante.
Qualche giorno dopo, sembrava che tutte le nuvole più cariche di pioggia si fossero radunate su Bruggi. L’acqua scendeva dal cielo e riempiva i rii del paese, faceva traboccare le fontane, correva lungo la via principale. Acqua dall’alto, acqua dalla terra, i tombini straripanti, il Curone ingrossato, rivoli sulle case, intorno ai camini, ovunque.
La Marien era in casa col Pidrin, quando qualcuno bussò alla porta. Si chiese chi fosse con quel tempo, andando ad aprire.
Sulla soglia stava una donna del paese, che conosceva, e che abitava “d’urià valuâ€, in fondo al borgo. Era stata sorpresa dal temporale accanto al Custieu ‘d Marsian, dove stava curando il suo orto.
“Prestami un ombrello, per piacere, che te lo rendo domaniâ€, le chiese.
Non ci pensò neppure un attimo, la Marien, non riflettè sulla promessa fatta, e nel consegnare il “paracqua†posto accanto alla porta d’ingresso prese il sopravvento quella generosità tipica della povera gente, solidale tra sé, in qualsiasi occasione, e nelle piccole cose.
Uscita, ringraziando, la donna, la Marien tornò tranquilla alle sue occupazioni, accorgendosi solo più tardi che il Pidrin, nella sua culla, non respirava più…
Maria Rita Marchesotti
(da un racconto riferitomi dagli anziani di Bruggi. I luoghi sono propri del paese, l’ambientazione ed i nomi sono stati, per ovvi motivi, modificati)





